Chi conosce Pescara solo per il lungomare fatica a credere che esista una città vecchia. Eppure basta attraversare il fiume: sulla riva sud, in un fazzoletto di strade strette fra il porto canale e la stazione, sopravvive il nucleo da cui tutto è cominciato. Si chiama Pescara Vecchia e ha due assi, corso Manthoné e via delle Caserme, che si percorrono interamente in una passeggiata.
È un quartiere piccolo e denso, dove nel giro di duecento metri si passa da un museo nazionale a un ex carcere borbonico a un tavolino sul marciapiede. Conviene arrivarci nel tardo pomeriggio, quando la luce si abbassa fra le case basse e il quartiere comincia a riempirsi.
Che cosa resta della città di prima
Pescara nasce come piazzaforte: una fortezza costruita a partire dal Cinquecento sulla riva meridionale del fiume, a controllo della foce. La città moderna, cresciuta dall'altra parte dell'acqua e ricostruita quasi per intero dopo i bombardamenti, ha cancellato quasi tutto il resto. Quello che è rimasto è concentrato qui, e va guardato per quello che è: non un centro storico monumentale, ma un pezzo di città sopravvissuto per caso e poi riabitato.
Le strade sono strette per una ragione precisa, la fortezza le teneva compresse. Camminandoci si nota che le facciate non hanno l'ordine dei centri storici pianificati: ci sono case ottocentesche accanto a ricostruzioni recenti, e la differenza si legge a occhio nudo.
La casa in cui nacque D'Annunzio
Al numero 116 di corso Manthoné c'è la casa in cui Gabriele D'Annunzio nacque nel 1863 e trascorse i primi anni di vita. È oggi il Museo Casa Natale, dichiarato monumento nazionale nel 1927, ed è probabilmente la visita più significativa del quartiere.
L'interesse non sta nella dimensione — è una casa, non un palazzo — ma nella conservazione. Le stanze mantengono l'atmosfera ottocentesca con arredi e decorazioni d'epoca, e cinque di esse sono le stesse che il poeta descrive nel Notturno. Fu lui stesso, dal 1926, a far restaurare la residenza in memoria della madre, morta lì pochi anni prima. Nel cortile è esposto un ritratto in ceramica del poeta, opera di Basilio Cascella.
Il bagno borbonico e il museo
In via delle Caserme, a pochi passi, si trova ciò che resta della fortezza: l'edificio delle antiche caserme borboniche, noto anche come bagno penale. Fu prigione, e la memoria di quella funzione è parte della storia risorgimentale abruzzese.
Oggi ospita il Museo delle Genti d'Abruzzo, un museo etnografico articolato in quindici sale che racconta la presenza umana in Abruzzo dai cacciatori del paleolitico fino alla meccanizzazione del Novecento. C'è una sezione dedicata al bagno penale stesso e al Risorgimento, e una — la più adatta a chi è qui per il mare — sulle genti di mare, con fotografie d'epoca, attrezzi da pesca e modelli di imbarcazioni.
La cattedrale di San Cetteo
Poco fuori dal cuore del quartiere si alza la cattedrale di San Cetteo, dedicata al patrono della città. È un edificio del Novecento, costruito su progetto di Cesare Bazzani e completato nel 1938, voluto da D'Annunzio in memoria della madre, la cui tomba si trova all'interno. Vi è conservato anche un San Francesco attribuito al Guercino, dono dello stesso poeta.
Non è una cattedrale antica e non finge di esserlo: il travertino chiaro e le linee sobrie appartengono chiaramente al secolo scorso. Ma è uno dei pochi luoghi in cui la Pescara moderna e la sua memoria letteraria si toccano davvero.
La sera, dopo la visita
Dopo il tramonto il quartiere cambia mestiere. Corso Manthoné e le strade attorno sono il centro della vita notturna cittadina: tavoli all'aperto, locali piccoli e ravvicinati, un flusso continuo di persone fino a tardi. Nel fine settimana e nelle sere d'estate è affollato, e questo è parte del suo carattere: chi cerca silenzio farà meglio a venirci di giorno.
È un buon posto per fermarsi a cena prima di rientrare, magari tornando a piedi verso la riva nord lungo il porto canale, con i pescherecci ormeggiati e le luci sull'acqua. Da Nada Bianca il quartiere si raggiunge in pochi minuti, e questo permette di trattarlo come si deve: senza guardare l'orologio e senza pensare all'auto.
Una serata in Pescara Vecchia, senza pensare al ritorno
Il quartiere storico si gira meglio a piedi e si lascia tardi: da via Pietro Micca il rientro è una passeggiata, non uno spostamento.