Veduta del centro di Pescara con il porto canale
Il centro di Pescara, con la torre civica affacciata sul porto canale

Pescara si capisce in fretta e si esaurisce lentamente. È una città larga, moderna, ricostruita quasi per intero nel dopoguerra, e questo delude chi arriva cercando il borgo di pietra da cartolina. Poi ci si accorge che la vita scorre su tre linee parallele — il corso, il fiume, il mare — e che per passare dall'una all'altra bastano pochi minuti a piedi. Da qui viene la sensazione, dopo un giorno soltanto, di abitarci già un po'.

Un fine settimana è la misura giusta. Non per vedere tutto, ma per prendere il ritmo della città: il passeggio del tardo pomeriggio, la cena tardi, la mattina che comincia sul mare.

Il primo pomeriggio, dal corso al mare

Il modo più semplice per prendere le misure alla città è mettersi su corso Umberto I e camminare verso l'Adriatico. È l'asse commerciale di Pescara, quasi sempre affollato, e sbuca su piazza della Rinascita, che qui nessuno chiama così: per tutti è piazza Salotto. È uno spazio dichiaratamente moderno, un rettangolo aperto dove la città si siede a guardarsi, e funziona esattamente come il nome suggerisce.

Da lì al lungomare restano poche centinaia di passi. Si sbuca all'altezza di piazza Primo Maggio, dove sta la fontana La Nave di Pietro Cascella: un blocco di marmo bianco di Carrara che richiama un'antica barca a remi e la tradizione marinara della città. È il punto da cui la maggior parte dei pescaresi comincia la passeggiata serale, e il momento in cui conviene fermarsi a guardare invece che proseguire.

Consiglio pratico: tenete l'auto ferma. Il centro, il lungomare e la città vecchia sono collegati fra loro da percorsi pedonali continui, e nel fine settimana muoversi a piedi è quasi sempre più rapido che cercare un posto dove sostare.

La sera dall'altra parte del fiume

Il fiume divide Pescara in due, e la parte più antica sta sulla riva sud, intorno a corso Manthoné e a via delle Caserme. È quel che resta della città vecchia, cresciuta all'ombra della fortezza costruita a partire dal Cinquecento, ed è oggi il quartiere dove si va la sera: strade strette, insegne basse, tavoli fuori fino a tardi.

Conviene arrivarci con un'ora di luce ancora davanti, per vedere il quartiere prima che si riempia. Su corso Manthoné c'è la casa in cui Gabriele D'Annunzio nacque nel 1863, oggi museo e monumento nazionale; poco più in là la cattedrale di San Cetteo, costruita alla fine degli anni Trenta per volontà del poeta stesso, custodisce la tomba di sua madre.

Domenica mattina: le due riviere

La mattina appartiene al mare. Il lungomare corre per chilometri e cambia carattere lungo il percorso: a nord è più ordinato e signorile, con le vecchie ville affacciate sulla passeggiata di marmo; a sud, oltre il porto, si allarga e diventa più aperto, sfiorando la pineta che protegge la città dal lato del vento.

Le due rive sono unite dal Ponte del Mare, un ponte ciclopedonale che scavalca la foce e che vale la pena percorrere anche solo per il punto di vista: da metà arcata si vedono insieme il porto, la spiaggia e, nelle giornate limpide, il profilo delle montagne alle spalle della città. È una delle poche viste che spiegano l'Abruzzo in una volta sola.

Un'ora di museo, prima di ripartire

Se resta tempo, un museo solo scelto bene vale più di tre visitati di corsa. Il Museo delle Genti d'Abruzzo, in via delle Caserme, racconta la regione dalla preistoria al Novecento negli ambienti dell'antico bagno borbonico; Villa Urania custodisce invece una raccolta di maioliche antiche di Castelli. Chi preferisce il Novecento ha il museo d'arte moderna Vittoria Colonna, affacciato sul lungomare, e l'Imago Museum in corso Vittorio Emanuele II.

Gli orari cambiano con la stagione e non sono gli stessi per tutte le sedi: conviene controllare i canali ufficiali dei musei il giorno prima, soprattutto se si viaggia all'inizio della settimana.

Come far stare tutto in due giorni

L'errore più comune è disegnare un itinerario a zig-zag fra le due rive. Meglio dividere: un giorno sulla riva nord — corso, piazza Salotto, lungomare, musei — e uno sulla riva sud, dedicato al quartiere storico, alla pineta e al ritorno lungo il ponte. Il resto è tempo lasciato libero, che in una città di mare è la parte migliore del programma.

Nada Bianca sta dentro questo perimetro: da via Pietro Micca si raggiungono a piedi il centro e il mare, e alla fine della giornata il terrazzo fa da conclusione naturale, con la città che si spegne piano da un lato e l'Adriatico dall'altro.

Un fine settimana ha bisogno di una base comoda

Dall'attico si raggiungono a piedi il corso, il lungomare e il ponte: l'itinerario di questo articolo comincia praticamente dal portone.